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“以和平与合作之名”

天瓯智库 天瓯智库 2022-09-22

本文共2734字,阅读时间预计9分钟

Stefania Falasca

教宗从努尔苏丹返程的机上新闻发布会 图片来自Vatican News

要理解推动教宗方济各前往哈萨克斯坦进行牧灵访问的原因,就必须从结尾出发,从他9月15日自努尔苏丹返程的机上记者会上所说的话出发。教宗言简意赅地阐明了他为何出席这个全世界宗教领袖相聚的大会:“我非常欣赏这个如此年轻的国家,它有种种问题,却能连续举办七届这样的聚会,一个犹太教徒、基督徒、穆斯林、各种东方宗教信徒相聚的世界性盛会”。教宗指出:“这说明,这是一个高瞻远瞩的国家,让通常被丢弃的东西对话,因为在当今世界的进步主义理念中,第一样被丢弃的东西就是宗教价值。而哈萨克斯坦向世界提出了这样一个提案,并且已经实践了七次!”教宗在大会闭幕式上明确指出:“哈萨克斯坦地处亚洲大陆的心脏地带,是我们相会的天然场所。它的旗帜提醒我们,必须捍卫政治与宗教之间的良性关系。”

因此,在这个中亚国家相聚有着重要的象征意义。哈萨克斯坦与俄罗斯接壤,位于连接中国、中东和地中海的丝绸之路沿线,是联通东方和西方的桥梁。历史上,游牧民族居住于此,如今,这是一个多民族、多文化的国度,包容了百余个民族,提倡将差异视为一种财富而非威胁,二十年如一日地举办这样的跨宗教大会。这次相聚尤为重要,还因为大会传达了一个与主流相悖的讯息——要以对话为“武器”,促进人类的发展。这次相聚也是为了结束一个时代,一个以2011年9月11日美国双子塔遇袭为标志的时代,一个政治军事机器将霸权强加于世界、导致文明间持续冲突几十年的时代。这次相聚更是为了向西方指明一个新方向,正如教宗方济各在努尔苏丹独立宫圆形大厅的闭幕式讲话中指出的,必须共同应对恐怖主义暴力意图挑起的煽动性氛围和把宗教变成冲突动因的风险,把推动对话当作战争的解药,依靠宗教在促进和平中的作用。

教宗在世界和传统宗教领袖大会闭幕式上讲话 图片来自Vatican News

大会的最后,81位不同信仰的代表签署了一份联合宣言,这份宣言获多数票通过,包含35点内容,宣布谴责一切形式的极端主义、激进主义、恐怖主义和其他挑起仇恨、敌对、暴力和战争的动机或目的,因为“它们与真正的宗教精神无关,必须以最坚决的方式抵制它们。”宣言承认,“必须应对后疫情世界中的现实挑战,第一个挑战就是气候变化”,“要认识精神领袖和政治领袖共同应对我们所处世界之挑战的紧迫必要性。”宣言指出,“统治和剥削的逻辑、资源的垄断、民族主义、战争和势力范围勾画的是一个闭塞的旧世界。”最后,宣言指出,世界和传统宗教领袖大会将“以和平与合作之名,在加强对话中发挥重要作用”。

服务于和平

教宗在发言中指出,“跨宗教对话是一条基于和平、指向和平的共同道路,是一条必要的道路,一条无可回头的道路。跨宗教对话不仅是一个机会,也是对人类紧迫且无可替代的一种服务。”因此,宣言第七点规劝世界领袖们在一切场所停止冲突和流血,放弃侵略和毁灭的修辞,“你们要为了和平而努力,而不是为了武装!只有服务于和平,你们才会名留青史”。

教宗方济各在返回罗马的机上新闻发布会上再次谈及战争:“想一想我在其中一次讲话中谈到的另一点——我们要更深入地反思正义战争的概念。因为如今人人都在谈和平,多年来,从七十年代开始,联合国就在谈和平,发表了那么多关于和平的讲话,但当下又有多少战争正在进行中?我们身处世界大战中……”教宗还谈到,几年前——三、四年前,热那亚来了一艘装满武器的船,要把武器搬到另一艘更大的船上,大船要去非洲,到南苏丹附近去……港口的工人们不愿意搬,“不,我不会为这种事出力,不会为死亡出力”,这是一个轶闻,但却让我们体会到一种和平的良知。

热那亚港 图片来自网络

教宗对提出这个问题的德国记者说,他从德国人身上学到的东西之一就是“为战争的错误而忏悔和请求宽恕,不仅要请求宽恕,还要为战争的错误付出代价,这是在说,你们做得很好,是我们应该效仿的典范。战争本身就是一个错误,一个错误!”教宗还指出:“即便很难理解为何要与发动战争的国家对话,但我们也不应放弃对话,要给予所有人对话的机会,所有人!因为对话中始终存在改变事物的可能性,能够提供另一种视角,另一种思考。我不排除与战争中的强权开展对话,即便它是侵略者……有时对话就应如此,令人厌恶,但必须这样做。永远要向前迈出步伐,张开手,永远!因为否则我们就关上了唯一一扇和平的理性之门。有时他们不接受对话,很遗憾!但必须进行对话,至少提供对话的机会。”

西方之恶

从这里开始,教宗发表了一些对西方的批评:“的确,总体来说,西方眼下并非最高典范。西方选择了错误的道路。比如,我们可以想一想存在于我们之间的社会不公……想一想地中海,那里如今不仅是欧洲最大的坟场,也是人类最大的坟场。当西方需要人口的时候却忘了接纳他们,西方失去了什么?想一想我们面临的人口寒冬……西方为什么不制定一种政策,让移民加入,让他们得到接纳、陪伴、鼓励,融入我们?融入,这非常重要。这是对价值缺乏理解……在这个人口寒冬中,我们该何去何从?在这一点上,西方正在衰落。”教宗指出:“西方需要沟通,需要相互尊重……除此以外,还有民粹主义的风险……我想,我们西方人并非帮助他人的最高典范。”教宗认为,欧洲应当重拾欧盟之父们的价值——舒尔曼、阿登纳、德·加斯贝里。他指出,从政如流是一门艺术,一项高尚的使命,是仁爱的最高形式之一,“我们应当努力帮助我们的政治家们维持高水平的政治,不要无济于事、甚至矮化国家、使之贫穷的低水平政治。如今,在欧洲国家中,政治应当着力应对人口寒冬、工业发展、自然发展、移民问题。政治应当严肃对待这些问题。”除了这些话题,教宗还发表了有关中国的言论。早在前往努尔苏丹的飞机上,教宗在回答一名法国记者有关中国的提问时就称,“准备好去中国了”。不过,教宗和中国领导人在哈萨克斯坦首都的会晤并未实现。

中国值得尊重

返程途中,教宗再次被问及中国。教宗的回答是:“要理解中国,需要花一个世纪的时间”,“为了理解,我们选择了对话的道路。梵蒂冈与中国有个双边委员会,运作良好且缓慢地进行,因为中国的节奏慢,他们为了前行,能够耐心地等待:那是一个具有无限耐心的民族。就先前的经验来说:我们想想以前去那里的意大利传教士,他们作为科学家而受到敬重;我们也想想今天许多司铎或信徒受到中国大学的邀请,因为这能给文化增添价值。理解中国思维并不容易,但必须予以尊重,我始终抱持尊重的态度。而在梵蒂冈这里有个运作良好的对话委员会,由帕罗林枢机主持。他现在是最了解中国和与中国对话的人。事情虽然缓慢,却总是向前迈进。”……在对话中,人们厘清许多事,不只关乎教会,也涉及其它领域。举例来说,中国幅员辽阔,各省份的官员都不一样,中国有不同的文化。中国很庞大,理解中国是个庞大的工程。但是,切莫失去耐心,这需要耐心,需要很大的耐心,我们必须借由对话前行。”

未来之行

教宗方济各在返程的机上记者会上也提到了未来可能成行的访问。教宗答道,由于膝盖的疼痛,“这很艰难,但我未来会出访的”。圣座新闻室主任立刻明确道,已有十一月可能出访巴林的计划,但尚未正式公布。教宗补充说,已经和圣公会宗主教贾斯汀•韦尔比讨论过明年二月一同出访南苏丹的可能性。“如果我去了南苏丹,我也会去刚果共和国。”教宗原定于今年七月访问刚果共和国的计划此前因膝盖的状态而取消。无论如何,这说明他的健康状况和他的意愿是相契合的,并不像那些希望他退位的人所议论的那样。

译:方圆

意文版


Dal Kazakistan lo sguardo del Papa sul mondo

Per comprendere le ragioni dell'ultimo viaggio apostolico che ha spinto papa Francesco ad andare in Kazakistan bisogna partire dalla fine. Da quanto ha detto nella Conferenza stampa che ha tenuto sul volo di ritorno da Nur-Sultan, il 15 settembre scorso. E le ragioni le ha espresse sinteticamente con molta chiarezza affermando che è stato a motivo del Congresso che ha visto riuniti i leader religiosi del mondo: «Sono rimasto tanto ammirato che un Paese così giovane, con tanti problemi sia stato capace di fare sette edizioni di un incontro del genere: un incontro mondiale, con ebrei, cristiani, musulmani, religioni orientali…». «Ciò vuol dire – ha affermato papa Francesco – che è un Paese lungimirante, che fa dialogare quelli che di solito sono scartati: perché in una concezione progressista del mondo, la prima cosa che si scarta sono i valori religiosi. Invece il Kazakistan è un Paese che si affaccia al mondo con una proposta del genere. E già sette volte è stato fatto!». Il Papa ha poi specificato nel discorso di chiusura del Congresso: «Il Kazakhstan, nel cuore del grande e decisivo continente asiatico, è stato il luogo naturale per incontrarci. La sua bandiera ci ha rammentato la necessità di custodire un sano rapporto tra politica e religione».

Simbolicamente è dunque importante l’incontro in questo Paese dell’Asia centrale, ai confini della Russia lungo l’antica via della seta che collegava la Cina al Medio Oriente e al Mediterraneo, ponte tra Oriente e Occidente, storicamente abitato da popoli nomadi e oggi multietnico e multiculturale che, con le sue oltre cento diverse etnie, induce a vivere la differenza non come una minaccia, ma come un arricchimento e che da vent’anni ospita un Congresso interreligioso. Soprattutto è importante per mandare un messaggio controcorrente: l’uso delle armi del dialogo per lo sviluppo dell'umanità. Ma anche per tirare le file di un’epoca: quella segnata dall’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, epoca definita dagli scontri di civiltà imposti per decenni dagli apparati politico-militari che attraverso questi perpetuano la loro egemonia sugli assetti del mondo. E per indicare all’Occidente la prospettiva di una nuova direzione, che è quella di «reagire insieme al clima incendiario a cui la violenza terroristica voleva incitare e che rischiava di fare della religione un fattore di conflitto», come ha affermato nel suo discorso a chiusura del Congresso tenuto nella grande sala circolare Palazzo dell’Indipendenza a Nur Sultan. Promuovere il dialogo, come antidoto alla guerra e puntare al ruolo delle religioni nel promuovere la pace.

Nella Dichiarazione finale congiunta, sottoscritta dagli 81 rappresentanti di fedi diverse, passata a maggioranza e articolata in 35 punti, si decreta la condanna di ogni estremismo, radicalismo, terrorismo e ogni altro incentivo all’odio, all’ostilità, alla violenza e alla guerra, qualsiasi motivazione od obiettivo si pongano, perché «non hanno nulla a che fare con l’autentico spirito religioso e devono essere respinti nei termini più decisi possibili». Si riconosce «l’importanza di affrontare le sfide attuali nel mondo post-pandemia a cominciare dal cambiamento climatico e «rendendosi conto dell’urgente necessità per i leader spirituali e politici di lavorare insieme per affrontare le sfide del nostro mondo». Si afferma quindi che «le logiche di dominio e di sfruttamento, l’accaparramento delle risorse, i nazionalismi, le guerre e le zone di influenza disegnano un mondo vecchio, chiuso». Si dichiara infine che il Congresso dei leader e delle religioni mondiali «svolge un ruolo importante per rafforzare il dialogo in nome della pace e della cooperazione».

Servire la pace

«La via del dialogo interreligioso è una via comune di pace e per la pace, e come tale è necessaria e senza ritorno – ha detto il Papa nel suo discorso – il dialogo interreligioso non è più solo un’opportunità, è un servizio urgente e insostituibile all’umanità». Perciò la Dichiarazione al punto 7 esorta i leader mondiali ad arrestare ovunque conflitti e spargimenti di sangue, e ad abbandonare retoriche aggressive e distruttive: «Impegnatevi per la pace, non per gli armamenti! Solo servendo la pace il vostro nome rimarrà grande nella storia».

E sulla guerra, papa Francesco è tornato anche nella Conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma: «Bisogna anche considerare un’altra cosa che ho detto in uno dei miei discorsi: che si dovrebbe riflettere ancora di più sul concetto di guerra giusta. Perché tutti parlano di pace oggi; da tanti anni, da settant’anni le Nazioni Unite parlano di pace, fanno tanti discorsi di pace. Ma in questo momento, quante guerre sono in corso?… Siamo in guerra mondiale…». E poi ha ripreso: «A Genova, alcuni anni fa, tre o quattro anni, è arrivata una nave carica di armi che doveva passarle a una nave più grande che andava in Africa, vicino al Sud Sudan... Gli operai del porto non hanno voluto farlo: “No, io non collaboro con questo, con la morte”. È un aneddoto, ma fa sentire una coscienza di pace». Rivolgendosi al corrispondente della Germania, che aveva posto la domanda, il Papa ha detto che una delle cose che ha imparato dai tedeschi «è la capacità di pentirsi e chiedere perdono per gli errori di guerra. E non solo chiedere perdono, anche pagare gli errori di guerra: questo dice bene di voi. È un esempio che si dovrebbe imitare. La guerra in sé stessa è un errore, è un errore!». Ha poi affermato che sempre è difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra, ma anche se difficile, il Papa afferma che «non dobbiamo scartarlo, dare l’opportunità del dialogo a tutti, a tutti! Perché sempre c’è la possibilità che nel dialogo si possano cambiare le cose, anche offrire un altro punto di vista, un altro punto di considerazione. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenza che sia in guerra, sia pure l’aggressore… A volte – ha spiegato papa Francesco – il dialogo si deve fare così, ma si deve fare, “puzza” ma si deve fare. Sempre un passo avanti, la mano tesa, sempre! Perché altrimenti chiudiamo l’unica porta ragionevole per la pace. A volte non accettano il dialogo: peccato! Ma il dialogo va fatto sempre, almeno offerto».

I mali dell'Occidente

E da qui muove alcune critiche all’Occidente: «È vero che l’Occidente, in genere, non è in questo momento al livello più alto di esemplarità – afferma – . L’Occidente ha preso strade sbagliate. Pensiamo per esempio all’ingiustizia sociale che è tra noi… Pensiamo al Mediterraneo: è Occidente, e oggi è il cimitero più grande, non dell’Europa, dell’umanità. Cosa ha perso l’Occidente per dimenticarsi di accogliere, quando invece ha bisogno di gente? Quando si pensa all’inverno demografico che noi abbiamo…Ma perché non fare una politica dell’Occidente così che i migranti siano inseriti, con quel principio che il migrante va accolto, accompagnato, promosso e integrato? Questo è molto importante, integrare. È una mancanza nel capire i valori… e con questo inverno demografico, dove andiamo? L’Occidente è in decadenza su questo punto». L’Occidente – afferma  ancora il Papa– ha bisogno di parlare, di rispettarsi… E poi c’è il pericolo dei populismi… io credo che non siamo, noi occidentali, al più alto livello per aiutare gli altri popoli». Per il Papa l’Europa deve riprendere i grandi valori dei suoi padri fondatori, che hanno fondato l’Unione Europea:  Schuman, Adenauer, De Gasperi. E afferma che la capacità di fare politica è un’arte, una vocazione nobile, una delle forme più alte della carità: «Dobbiamo lottare per aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta a niente e anzi, tira giù lo Stato e lo impoverisce… Oggi la politica, in questi Paesi d’Europa, dovrebbe prendere in mano il problema dell’inverno demografico, per esempio, dello sviluppo industriale, dello sviluppo naturale, il problema dei migranti. La politica dovrebbe mettersi sui problemi seriamente». E accanto a queste tematiche è intervenuto anche sulla Cina. Già sul volo di andata a Nur Sultan, rispondendo a una domanda di un giornalista francese sulla Cina aveva risposta che era pronto ad andare. L’incontro con Xi Jinping nella capitale kazaka non c’è stato.

La Cina va rispettata

Ma al ritorno, sollecitato da una domanda, il Papa è ritornato sull’argomento, rispondendo a questa domanda: «Al Congresso lei ha parlato dell’importanza della libertà religiosa. Come sa, lo stesso giorno è arrivato in città anche il presidente della Cina, dove da tanto tempo ci sono grandi preoccupazioni su questo tema, soprattutto ora con il processo che sta andando avanti proprio in questi giorni contro il cardinale Zen. Lei considera il processo contro di lui una violazione della libertà religiosa?».

«Per capire la Cina ci vuole un secolo, e noi non viviamo un secolo – ha risposto papa Francesco». E ha poi affermato: «Per capire, noi abbiamo scelto la via del dialogo. C’è una commissione bilaterale vaticano-cinese che sta andando bene, lentamente, perché il ritmo cinese è lento, loro hanno un’eternità per andare avanti: è un popolo di una pazienza infinita. Ma dalle esperienze avute prima — pensiamo ai missionari italiani che sono andati lì e che sono stati rispettati come scienziati; pensiamo anche oggi, tanti sacerdoti o gente credente che è stata chiamata dall’università cinese perché questo avvalora la cultura —, non è facile capire la mentalità cinese, ma va rispettata, io rispetto sempre. E qui in Vaticano c’è una commissione di dialogo che sta andando bene. La presiede il cardinale Parolin e lui in questo momento è l’uomo che più conosce della Cina e il dialogo cinese. È una cosa lenta, ma sempre si fanno passi avanti». Poi il Papa ha fatto un’affermazione eloquente: «Qualificare la Cina come antidemocratica, io non me la sento». «Perché – ha spiegato – è un Paese così complesso, con i suoi ritmi… Sì, è vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche, questo è vero». E ha così ripoto in merito al cardinale Zen: «Il Cardinale Zen, anziano, andrà a giudizio in questi giorni, credo. Lui dice quello che sente, e si vede che lì ci sono delle limitazioni… Più che qualificare, io cerco di appoggiare la via del dialogo. Poi nel dialogo si chiariscono tante cose e non solo della Chiesa, anche di altri settori. Per esempio, l’estensione della Cina: i governatori delle province sono tutti diversi, ci sono culture diverse dentro la Cina. È un gigante, capire la Cina è una cosa gigante. Non bisogna perdere la pazienza, ci vuole, ci vuole tanto, ma dobbiamo andare con il dialogo».

I prossimi viaggi

La Conferenza stampa di papa Francesco sul volo di ritorno dal Kazakistan è stata l’occasione anche per parlare di possibili futuri viaggi. Il Papa ha risposto che a causa del dolore al ginocchio «è difficoltoso, ma il prossimo lo farò». Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha subito dopo specificato che il riferimento riguarda un progetto di viaggio in Bahrein per il prossimo novembre, che non era stato ancora annunciato ufficialmente. Francesco ha poi aggiunto di aver parlato con il primate anglicano Justin Welby della possibilità di compiere a febbraio il viaggio comune in Sud Sudan. «E se vado in Sud Sudan – ha aggiunto il pontefice – vado anche nella Repubblica democratica del Congo», l’altro Paese dove Francesco avrebbe dovuto recarsi in luglio nel viaggio in Africa annullato per le condizioni del ginocchio. Segno comunque che la sua volontà coincide anche con la salute, non con le chiacchiere di chi lo avrebbe voluto dimissionario.


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